Descrizione
Riformisti e comunisti? A cavallo tra gli anni ottanta e novanta, un gruppo agguerrito di dirigenti e militanti del Pci provò a declinare, in Italia, lultima stagione di quello che oggi appare un ossimoro. Nei decenni precedenti, la «destra comunista», prima con Giorgio Amendola e poi con Giorgio Napolitano, era sembrata più volte al limite dello strappo. Ma il crollo precipitoso del colosso sovietico, con gli esiti nostrani della «Bolognina», apriva ora nuove opportunità e non lasciava più tempo agli indugi. Fu tra il 1989 e il 1994 che si consumò, in effetti, la parabola della corrente «migliorista». Il suo intento dichiarato era di superare lanomalia della sinistra italiana, promuovendo la costruzione di un grande partito socialista a vocazione maggioritaria. Ma tre fattori ne limitarono le potenzialità: la concezione del partito e della lotta politica interna; uneccessiva ricerca dellequilibrio tra istanze di continuità ed esigenze di rottura; e infine la difficoltà a considerare come compiutamente propria la cultura liberalsocialista.La tesi di questo libro, scritto da uno tra i principali protagonisti di quellesperienza, è netta: se i riformisti del Pds avessero operato più tempestivamente per la sintesi tra socialismo e liberalismo e si fossero candidati alla guida del processo dinnovazione capace di incarnarla, lItalia si sarebbe dotata già a metà degli anni novanta di un vero partito di «centrosinistra». E oggi sarebbe unaltra Italia
| Editore: | Donzelli |
| Collana: | Interventi |
| Codice EAN: | 9788860364821 |
| Anno edizione: | 2010 |
| Anno pubblicazione: | 2010 |
| Dati: | 180 p.,libro |





